La distribuzione alimentare e il caso del pane "rumeno"
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by: Leonardo Montieri
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Data: Fri, 4 Nov 2011 Ora: 9:16 AM
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In questi giorni sta facendo scalpore, sia in televisione che nella carta stampata, il tema del pane “rumeno” e quello dei prodotti alimentari importati.
Il pane è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso: il fenomeno di importazione di alimenti è una pratica convenzionale nellagrande distribuzione alimentare e nella ristorazione commerciale e collettiva. La paura generale è che si tratti di articoli a basso costo e conseguentemente di scarsa qualità.
In particolare il pane, immesso nel mercato italiano congelato o surgelato, non avrebbe la minima assicurazione sugli ingredientiusati e sui metodi di mantenimento delle caratteristiche organolettiche.
Il punto critico di questa paura sta però nelle certificazione europee che disciplinano lo scambio merci e che nel dettaglio regolano gli articoli della distribuzione alimentare. In parole povere, esistono normative che sanciscono in modo chiaro come deve essere la tracciabilità, la qualità e la provenienza dei prodotti alimentari.
In concreto una legge del 2002 non solo regola tutti questi aspetti, ma fa si che ciascun aspetto della filiera produttiva sia individuabile e analizzabile.
Partendo ancora più a monte, bisognerebbe ragionare sulla provenienza degli ingredienti che ogni giorno usiamo: la pasta, il pane e lepizze con che farina vengono prodotte? Di che qualità stiamo parlando? Potrebbero avere effetti dannosi sulla nostra salute?
Ognuno di noi parte con dei preconcetti, anche nel campo della distribuzione alimentare, ma bisogna valutare attentamente se vale la pena preoccuparsi. Nel caso del pane “rumeno” non ci si deve impensierire, si tratta di un prodotto alimentare come gli altri, senza nessun pericolo per la nostra salute.
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Leonardo Montieri
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