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L'eredità



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by: manuela.ravasio
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N° di parole: 562
Data: Thu, 22 Apr 2010 Ora: 4:20 PM
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Il passato è un uovo rotto, il futuro è un uovo da covare. Inizio prendendo a prestito una citazione. Perché un diario serve in fondo non a fermare il presente, ma a preparare un letto (caldo) per il futuro.
“Senza radici non si vola” è un libro interessante di Bertold Ulsamer che spiega bene il ruolo delle Costellazioni Familiari. Il significato delle relazioni, dei rapporti e delle energie che si mettono in moto nella famiglia è che sono importanti anche quando non li abbiamo vissuti di persona. Anzi, in quest'ultimo caso, forse lo sono di più. Un coito interrotto della memoria che interrompe il piacere della vita. E intralcia la costruzione del (nostro) futuro. Ecco perché ho deciso di ricostruire un pezzo di storia familiare tenuto nascosto.
Non ho memoria di mio nonno perché è morto prima che io nascessi. Ma la cosa che mi ricordo di più è una frase che mia madre disse a sua sorella: «Guarda che il vero nome di papà non era Francesco o Giuseppe, ma Guido». Il vero nome di papà... Di lui sapevo che aveva gli occhi blu (come i miei), che era stato in un campo di concentramento (ma tutti erano molto vaghi quando cercavi di scoprire quale), e che se provavi a chiedere “da che parte stava” tutti sparivano come la neve al sole... Poi, una strana eredità. Da parte della nonna, le lettere che mio nonno le spediva dal fronte, dal campo e durante il suo ritorno a casa. In calce la sua firma. Si chiamava Guido.

 

Quando si dice sfiga

Mio nonno era nato il 14 ottobre del 1906. Si iscrisse al servizio di leva il 16 dicembre del 1925 nel comune di <span style="font-weight:bold;">Casola Lunigiana</span>, il paese dove era nato, e fu ammesso alla ferma per tre mesi. Capelli biondi corti e lisci. Naso grosso. Mento ovale. Dentatura sana. Era un muratore. Diventò camicia nera il 10 settembre del 1938 e fu mobilitato per esigenze speciali il 27 agosto del 1939. Per due mesi. Poi di nuovo mobilitato l'11 maggio 1940. Dopo un mese arriva a La Spezia, in territorio dichiarato in Istato di guerra. Il 18 marzo 1941 gli danno 57 lire per rinnovamento vestiario. Due mesi dopo lo promuovono camicia Nera Scelta e gli danno 256 lire come 20 giorni di licenza ai soli effetti economici. Il 1° febbraio 1942 viene promosso <span style="font-weight:bold;">Vicecapo Squadra del Comando Secondo Gruppo Legioni di La Spezia</span>. Dopo nove mesi, gli vengono corrisposti altre 111 lire ancora per 10 giorni di licenza ai soli effetti economici. Il 12 maggio 1942 viene trasferito alla <span style="font-weight:bold;">Scuola degli Allievi Sottufficiali Milmart </span>per frequentare il 6° Corso a Venezia. Due giorni dopo è a Roma, distaccamento <span style="font-weight:bold;">Milmart Nettunia</span> e il 15 giugno del 1943 viene promosso Caposquadra con anzianità.
Il <span style="font-weight:bold;">6 settembre del 1943</span> viene mandato in Germania per frequentare il Corso di specializzazione alle dipendenze del FF. AA. del Reich.
Il <span style="font-weight:bold;">9 settembre</span>, fatto prigioniero, viene internato nel Campo di Concentramento in Germania. Ecco come mio nonno è diventato fascista.

Questo dirio è tratto dal blog http://miononnoeraunfascista.blogspot.com/

Note sull'autore

Manuela Mimosa Ravasio abita a Milano. Scrive questo blog per ricostruire la storia di una parte di vita del nonno rimasta nscosta. I lettori che si ritrovassero nei fatti e nei  luoghi descritti possono scrivere a miononnoeraunfascista@gmail.com


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