Considerazioni sul lavoro
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by: pandosia
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Data: Wed, 4 Mar 2009 Ora: 7:39 PM
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Il lavoro è lessenza dellidentità umana, probabilmente più del diritto alla famiglia, la quale per essere in salute ( secondo gli standard occidentali ) ha bisogno di un reddito per sostentarsi, un reddito derivante da unattività lavorativa; in pratica senza soldi non si campa. Non è un caso infatti, che il primo articolo della Costituzione italiana reciti: LItalia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Lo trovo un inizio degno per un documento così importante ( se solo fosse applicato ) e non è neanche un caso che unaspetto di estrema importanza della nostra vita, come i diritti delluomo, siano rientrati nellarticolo 2 della stessa Costituzione. Questo, per sillogismo, vuole dire che il Lavoro, che garantisce la vita di tutti o potrebbe farlo, è più di un diritto, è un diritto SacroSanctus ( inviolabile ) senza il quale la società andrebbe alla malora. E stato dunque stabilito che lavorare è essenziale, che lavorare porta benessere e che lavorare porta stabilità nella società; Ma la nostra società è davvero così stabile? Per prima cosa mi viene da pensare a tutti quegli studenti ( migliaia ) che ogni anno escono dalluniversità ed iniziano a navigare in un oceano di indifferenza ( la società ), le cui acque sono nocive e limitano fortemente lidentità personale, precludendo nella maggior parte dei casi ogni lavoro agognato dopo anni di studi; il giovane volenteroso italiano è colui che è iperspecializzato dopo le lauree, le specializzazioni, i dottorati, i master e tutto questo perchè magari ad un concorso pubblico i titoli posseduti fanno la differenza ( è tutto da vedere ) ma il vero risultato è che il nostro studente ha raggiunto ormai i 35-40 anni e se è fortunato comincia a fare gavetta. Lo scorso anno, incontrai per caso un turista americano a spasso per i fori imperiali a Roma e cominciammo a parlare; la sorpresa fu quando mi disse che non era affatto un turista ma era un docente delluniversità della California che possedeva una sua cattedra di insegnamento e udite udite, aveva 24 anni. Io sinceramente rimasi a bocca aperta e non ci potevo credere ma lui in modo garbato e zelante mi fece vedere il suo tesserino che confermava tutto quanto; gli dissi che la situazione in Italia era un attimino diversa, un attimino più precaria. Questo per far comprendere in quale situazione nuotiamo in Italia e poi si lamentano se i giovani italiani sono mammoni e non trovano spazio in società; di certo non sono aiutati a farlo. La situazione è così da anni ma la società continua a reggere nonostante vi sia un malcontento esorbitante che colpisce la gioventù che dovrebbe essere la base della futura e stessa società; però lo stesso ragionamento si potrebbe fare con gli studenti di 30 anni fa che ora ricoprono alte cariche e posti dirigenziali e che costituiscono la base della società attuale; anche loro faticavano a trovare lavoro ma tutti noi siamo ancora qui. In realtà ovunque mi giro vedo che lintera classe dirigente ( politica, aziendale, ecc.. ) si trova al di sopra dei 65 anni e non è che questo rappresenti un merito anzi mi chiedo cosa succederà quando questi senatori si faranno da parte e lasceranno il posto ai neo sessantenni o agli amici più fidati. Di certo ci troviamo in paese dagli intrighi machiavellici e su questo non cè dubbio ma mi chiedo fino a che punto possa arrivare la cupidigia umana ( probabilmente verso linfinito e oltre ). Tornando alla domanda posta qualche capoverso fa, dopo le ultime considerazioni, posso dire che effettivamente la nostra società, a quanto pare risulta stabile, poichè in un modo o nellaltro, tramite amici di amici di amici, le persone riescono in qualche modo a trovare unoccupazione che permetta loro di vivere, magari non quella che sognavano ma unimpiego è sempre unimpiego anche se molte volte a nero. Nel frattempo i signorotti intrallazzati fanno girare e girare denaro ( tra di loro ma gira ) lasciando le briciole a chi studia per ventanni e poi si ritrova con 800 euro al mese. In questo modo si può sopravvivere ed è quello che conta, se poi si marcisce nellindifferenza e si è privati dei diritti sacrosanti, anche questo verrà dimenticato pur di campare e la società continuerà ad andare avanti a piccoli passi cercando di trovare una zattera dentro se stessa.
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Pandosia
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