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New Order Technique Recensione



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by: lucagianneschi
Visualizzazioni Totali: 33
N° di parole: 496
Data: Sun, 8 Nov 2009 Ora: 12:45 PM
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Qualcuno potrebbe obiettare che, nell'anno domini 2008, recensire un album vecchio di 19 anni sia fuori luogo. Ma in questi anni in cui spopola la cosiddetta musica "indie" e in cui molti giovincelli credono che ascoltare gli Strokes significhi essere "avanti", è necessario richiamare l'attenzione di tutti su una pietra miliare come questa. Techinque è, detto senza mezze misure, il capolavoro dei New Order e uno dei capolavori assoluti degli anni '80, anni così sfaccettati e poliedrici dal punto di vista musicale. I ragazzi del gruppo nato dalle ceneri dei Joy Division decisero, nel 1989, di fare un'esperienza particolare: si recarono a Ibiza e fecero quello che molti giovani di oggi fanno, ovvero assumere droghe e girare tutte le discoteche dell'isola. Al ritorno, tentarono di riassumere l'esperienza in termini musicali e lo fecero con questo disco. "Fine Time", il pezzo d'apertura, è sicuramente il brano più emblematico sotto questo punto di vista, dove ritmi synth-pop pesantemente influenzati da suoni acid-house si amalgamano a liriche divertenti e allusive: "Hey baby/sophisticated lady/You know I met a lot of cool chicks/But you've got style, you got class/But most of all, you got love technique" è uno dei punti più alti dell'ironia della canzone. "Mr Disco" e "Vanishing Point" sono forgiati dello stesso sound, mentre altri pezzi come "Run" o "All the way" attingono a piene mani dai dischi precedenti del combo britannico, ovvero sono espressioni del brit-pop come potevano esserlo alcuni pezzi del disco precedente, "Brotherhood" (basti pensare a "All the way", per citarne uno). "Round and round" è una potentissima hit, uno dei pezzi più belli ed energici mai scritti dai New Order. "Love less" e "Guilty partner" sono pezzi molto interessanti, il secondo è oscuro e intrigante, ma sono meno diretti degli altri già  citati: non è questa una nota di demerito comunque, perché significa che i nostri sono capaci di un songwriting più elaborato e raffinato e non solo semplice diretto (del resto "Fine time" è una canzone tutt'altro che semplice, così elaborata che la sua struttura compositiva si può definire quasi progressive). La voce di Sumner è ispirata, Barnie ha trovato il proprio sound finalmente, Hooky sferra linee di basso sempre frizzanti e taglienti.Con "Dream Attack" gli alfieri del synth-pop di Manchester (quanto è prolifica questa città dal punto di vista musicale!) ci salutano e la voglia di riascoltare il disco dall'inizio è fortissima. Si potrebbe dire tanto su Technique, si potrebbe dire che dopo questo disco i New Order hanno conosciuto una parabola discendente, ma sempre dignitosa, continuando a scrivere pezzi meravigliosi (penso qui a "Waitin' For The Sirens Call" dall'omonimo album del 2005), seppur alternati ad alcuni meno esaltanti. Difficilmente qualche band dei giorni nostri che copia e cerca di emulare i gruppi di 20 anni fa raggiungerà questo livello, per ora possiamo soltanto dire che la Storia della Musica (le maiuscole sono volute) passa da qui.

Recensione tratta da JamYourself

Note sull'autore

Manuel Ghilarducci, recensore capo di JamYourself


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