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Recensione Kraftwerk: Die Mensch-Maschine The Man-Machine



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by: lucagianneschi
Visualizzazioni Totali: 31
N° di parole: 426
Data: Mon, 9 Nov 2009 Ora: 3:57 PM
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Eh no, un sito internet che si rispetti non può non avere almeno un disco dei Kraftwerk all'attivo. Si fa un gran parlare ultimamente di musica elettronica, talvolta esaltando ciò che non deve essere esaltato perché pessimo, altre volte scambiando per musica elettronica ciò che non è, pochissime volte riconoscendo progetti di indubbia qualità come Daft Punk, Cassius o gli ultimi Justice. Nei primi due casi di cui sopra, però, si finisce per idolatrare band di adolescenti (e ascoltate da coetanei) che negli ultimi anni si sono imposti quale unica verità elettronica nella scena musicale, oppure si parla di elettronica in riferimento a generi di dubbia qualità come la tanto decantata techno, che si sta impadronendo delle discoteche e dei clubs europei.

E così, mentre Berlino viene fagocitata da orde di giovani pieni di pasticche e altre sostanze stupefacenti e si grida al miracolo dell' ondata elettronica, ci si dimentica troppo spesso che tutto è partito da qui. Non da questo disco, ma da questa band, formata da quattro fulminati di Duesseldorf che non avevano bisogno di drogarsi per sognare e far sognare. "Die Menschmaschine" è un disco incentrato sul progresso, sulla tecnologia, sui suoi effetti devastanti: la disumanizzazione e l'emarginazione dell'uomo e dei suoi sentimenti. Una tematica che aveva già interessato Martin Heidegger negli anni Venti e che continua a interessare e marchiare a fuoco una generazione di giovani robots che mettono le mani sui primi synth e sulle prime macchine per tirare fuori qualcosa di innovativo. La commercializzazione dell'estetica ("The Model"), le macchine ("The Robots"), l'esplorazione dell'universo ("The Space") sono i temi trattati in questo disco; gli strumenti, impulsi elettronici e synth creativi che tessono melodie affascinanti e immediate su partiture più sperimentali e complesse.

I Kraftwerk hanno già detto quasi tutto quello che si poteva dire, e sono ancora in grado, nonostante gli incisivi cambi di formazione, a regalarci concerti memorabili, come hanno fatto a Livorno nel mese di luglio 2009. Estetica, luci, suoni, musica, liriche, tutto concorre a formare il manifesto di una generazione, che poi proseguirà nel corso degli anni Ottanta nella direzione intrapresa qui e scavare ancora di più nei meandri dell'elettronica.

Una pietra miliare, un obbligo per tutti gli amanti della Musica europea, orgogliosamente europea, alla faccia degli scarti provenienti da oltreoceano. Perdonatemi il mio essere reazionario, ma la lettura del presente impone una decisa rilettura del passato e una sua ripresa.

VOTO: 9,5

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Note sull'autore

Manuel Ghiladucchi, autore capo JamYourself, trovi l'articolo arricchito con video e commenti sul social network JamYourself


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