Recensione: Tumma - Vladislav Delay
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by: lucagianneschi
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N° di parole: 433
Data: Mon, 9 Nov 2009 Ora: 7:21 PM
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Sasu Ripatti, aka Vladislav Delay, aka Luomo, aka Uusitalo, aka Sistol, aka The Dolls. Insomma, chi più ne ha più ne metta; gli ultimi nove anni della produzione elettronica europea sono permeati dal talento e dall'estro creativo dell'artista finlandese, che ha creato un progetto parallelo per ogni sottostile del suo genere.
Mentre con lo pseudonimo di Luomo, per esempio, registra le sonorità più fruibili e talvolta vicine all'house (prendete questo termine con le pinze, si parla di house scandinava, non della tamarraggine statunitense o britannica), con quello di Delay si muove negli angusti e paludosi territori dell'elettronica fortemente sperimentale, minimale e atmosferica.
Molto si può dire su questo "Tummaa", termine che in finlandese significa "oscurità". Un nome che sembra già essere un programma, e che crea un'aspettativa nell'ascoltatore confermata dall'ascolto: un viaggio nei tenebrosi cunicoli della mente umana di chi fa musica senza rifletterci troppo su, direttamente col cuore, pervaso e ispirato dalla suggestività dei luoghi in cui vive (Ripatti è originario del Nord della Finlandia). E se poi il primo pezzo si intitola "Melankolia", allora abbiamo perfettamente capito con cosa abbiamo a che fare. Grazie anche alla collaborazione con Craig Armstrong, Ripatti intesse rumori e pulsazioni su un tappeto di silenzi, creando una traccia dove ogni elemento è ridotto drasticamente al minimo e dove brevi ed efficaci fraseggi di piano spezzano la ruvidità degli aspri beat. Si capisce quindi che la melodia c'è, anche se si fatica a trovarla e a discernerla dal resto; ma c'è, e l'ascoltatore attento saprà sicuramente apprezzarla.
L'effetto misto di beatitudine e irrequietudine è mantenuto nella successiva "Kuula", che per metà della sua durata è oscura e tenebrosa e poi si scatena in un compendio di rumori e frequenze disturbate. "Mustelmia" invece rompe la linea e si avvicina alle sonorità della techno minimale europea (soprattutto, come si sa, berlinese), insistendo sulla "gommosità" dei beats e sul ritmo incalzante. Da "Musta Planeetta" a "Tunnaliviso" si ricade nel baratro dell'atmosfera e ci si perde in ascolti quasi subacquei, velati e suggestivi.
Come ogni opera ostica, avanguardistica e fortemente carica di significato, ogni parola si rivela inutile ed è meglio ascoltare direttamente i brani proposti e tirare le proprie conclusioni. Io, per canto mio, mi dissocio dall'esaltazione dei SUNN O))) e considero innovative più le cose di Delay, e, sebbene siano complicate e poco user-friendly, sicuramente più calde e interessanti.
Dategli una chance. O anche più d'una.
Note sull'autore
Manuel Ghilarducci, responsabile dei contenuti del social network della musica : Il nuovo social network per band emergenti, per pubblicare i propri brani,per fare recensire la propria band, per interagire con amanti della musica
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