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Il futuro del pianeta? E’ in mano alle nuove generazioni



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by: you4planet
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Data: Wed, 23 Sep 2009 Ora: 4:48 PM
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Il problema del Global Warming e i suoi effetti sulle risorse del nostro pianeta?
Il Global Warming è il riscaldamento record che sta coinvolgendo il nostro pianeta in particolare negli ultimi 30 anni. Nell’arco di un secolo abbiamo ottenuto un riscaldamento record di quasi un grado se pensiamo che negli ultimi 10.000 anni non era mai avvenuto a livello climatico un evento del genere. Chiaramente la temperatura terrestre è oscillata anche di 2/3 gradi, non solo di un grado, ma nel corso di milioni di anni. Per raggiungere 2/3 gradi in più e avere così un variazione in positivo delle temperature ci sono voluti però 20.000-50.000-100.000 anni.
Le principali cause per la maggior parte della comunità scientifica sono legate all’incremento dei gas serra. E questo fenomeno di riscaldamento ha avuto delle conseguenze molto significative su altri elementi del nostro pianeta, soprattutto sull’ambiente, l’acqua e l’energia.

Nell’ambiente quali sono gli effetti che maggiormente incideranno sul nostro stile di vita, ma soprattutto sull’ambiente, sull’acqua e l’energia?
L’acqua e l’energia saranno le due grandi sfide del futuro proprio legate al problema del Global Warming. In particolare l’acqua perché è una risorsa vitale e legata al clima.
Innanzitutto il surriscaldamento del pianeta provoca:
-    la fusione dei ghiacciai Alpini che sono una riserva importantissima di acqua
-    un minor innevamento non solo alle alte latitudini, ma anche sulle nostre montagne. Quest’anno è stata un’eccezione, e ciò presume che molte annate saranno simili a quelle avute in passato, come nel 2005 o nel 2007, dove è stato registrato con un arco alpino quasi sgombro dalla neve per gran parte della stagione invernale. Questo significa minor possibilità per i ghiacciai di resistere al Global Warming perché non c’è un reintegro attraverso l’innevamento. In più, un minor innevamento significa anche meno acqua per i nostri fiumi, per i nostri laghi e per i nostri consumi.
-    Un disordine della circolazione generale dell’atmosfera e, in particolare, i percorsi che fanno le perturbazioni atlantiche che portano nuvole e pioggia. Oggi rispetto al passato passano molto più lontano dall’Italia le perturbazioni: vi sono più piogge nel Nord Europa rispetto al passato, ma meno nel Mediterraneo. Quindi in alcune aree piove di più rispetto al passato  e in alcune meno; ciò causa un impoverimento delle risorse idriche per il futuro.

Le previsioni per il futuro del nostro pianeta?
Non voglio essere allarmistico. La natura, non credo, che ci presenterà il conto nell’arco dei prossimi 20/30 anni, ma probabilmente ce le presenterà nell’arco di cent’anni. Mi auguro che il problema del Global Warming legato al consumo di combustibile fossile, fra 100 anni non si ripresenterà perché non useremo più il petrolio, ma avremo un’altra fonte di energia. Attualmente è fondamentale prendere coscienza di questa situazione e orientare in maniera più sostenibile il nostro comportamento.

Quando cambieremo le nostre abitudini?
Il cambiare delle nostre abitudini non avverrà, come tutti pensano e sperano, nell’arco dei prossimi cinque anni. Le abitudini hanno bisogno di 20/30 anni per cambiare e per vedere veramente un atteggiamento diverso nei confronti dell’ambiente, delle sue risorse e in particolare dell’acqua dovremo aspettare qualche decina di anni, saranno le nuove generazioni che già da oggi dobbiamo educare.

Altro aspetto fondamentale dovuto al Global Warming è l’energia, in che senso?
Il Global Warming causato da combustibile fossile che immette anidride carbonica nell’aria e l’incremento di gas serra provoca il riscaldamento del pianeta. Se vogliamo abbattere il surriscaldamento del pianeta dobbiamo ridurre l’emissione di anidride carbonica.

Ma come possiamo ridurre l’emissione di anidride carbonica?
Riducendo o eliminando addirittura i combustibili fossili. Eliminare il petrolio dalla nostra economia e dal nostro modo di vivere è impossibile perché tutto funziona con il petrolio e prima di 50 anni sarà impossibile sostituire il petrolio con un’altra fonte di energia, ipotizzando che ci sia un’altra fonte. L’unica cosa fattibile è la riduzione del consumo del petrolio, di combustibile fossile attraverso tre differenti vie: il protocollo di Kyoto, minori sprechi e maggiore efficienza energetica e le energie alternative.

Serve il protocollo di Kyoto?
Il protocollo di Kyoto così come è formulato oggi è inutile. Se un miliardo di abitanti del mondo occidentale ha come obiettivo di ridurre il 5% entro il 2012 il consumo di combustibile perché in 50 anni i valori sono stati fatti aumentare del 100%, ci sono però 4 miliardi e mezzo di abitanti del mondo asiatico che nel 2020 avranno, si pensa, lo stesso nostro tenore di vita. Di quanto avranno fatto aumentare l’anidride carbonica? Almeno si pensa del 50% di fronte al quale l’eventuale risparmio del 5% è inutile se non partecipano anche queste popolazioni loro alla riduzione.

La riduzione degli sprechi è una buona soluzione?
Certo, ma anche per ridurre gli sprechi occorrono tempi molto lunghi perché per fare un esempio bisogna coibentare le case, mettere i doppi vetri e fare altre numerosi interventi, ma per sistemare la casa con tutto ciò che serve per diminuire gli sprechi e le perdite è necessario affrontare importanti investimenti che non sono alla portata di tutte le famiglie. E’ quindi un progetto molto difficile da realizzare. Le nuove costruzioni chiaramente sono costruite secondo certe regole, ma rappresentano solo l’1% di tutte le costruzioni esistenti. Facendo un altro esempio si potrebbe parlare di minore illuminazione pubblica, ma la cosa non è fattibile perché è indispensabile per la sicurezza che i cittadini abbiamo una visuale chiara e che le strade siano sempre più illuminate. Si deve invitare tutti a cambiare il proprio stile di vita, ma si potrà raggiungere un vero miglioramento solo tra 30/40 anni.

E l’efficienza energetica?
Efficienza energetica significa per l’industria costruire lo stesso prodotto con una quantità minore di energia rispetto al passato. L’Italia è una delle nazioni che nel mondo ha la maggiore efficienza energetica proprio perché acquistiamo la maggior parte dell’energia dagli altri paesi, a parte quella idroelettrica che soddisfa solo il 17% del nostro fabbisogno energetico. Il resto è quasi tutto petrolio che importiamo dagli altri paesi e sull’industria incide questo maggior consumo di petrolio. La nostra industria che è prevalentemente manifatturiera ha ridotto al minimo i costi per produrre un determinato prodotto. Se in Europa si dice che bisogna migliorare l’efficienza energetica del 20%, l’Italia ha già raggiunto il massimo, oltre il quale non è possibile andare. Quindi sull’efficienza energetica non possiamo ottenere di più.

E le energie alternative?
Certo, bisogna fare tutto il possibile in questa direzione: sfruttare l’energia solare, l’energia eolica, le biomasse per la produzione di biodiesel e biogas. Anche questa tematica presenta però significativi problemi economici. I pannelli fotovoltaici hanno dei costi; per avere 3KW, l’utenza media, bisogna spendere circa 40.000 Euro di pannelli. Attualmente questi costi li assorbe lo Stato, ma ogni anno destina un budget che non soddisfa chiaramente tutte le richieste. Lo stesso vale per l’energia eolica; la torre eolica è tra gli impianti più sofisticati a livello tecnologico e proprio per questo è molto costosa e va posizionata solo in quelle aree dove il vento soffia con una certa regolarità. In Italia è fattibile solo in Sardegna, Sicilia e alcune aree appenniniche dove i venti risultano superiori a 5 metri al secondo per una buona parte dell’anno. Per quanto riguarda le biomasse, si può dire che di per sé inquinano e chiaramente hanno un costo e rappresentano un attentato alla nostra agricoltura d’elitè come i vitigni. I termovalorizzatori che risolverebbero il problema dei rifiuti e la produzione di energia come è stato fatto a Brescia, un esempio in tutto il mondo, vengono percepiti erroneamente come luoghi che producono molto inquinamento, ci sono così forti resistenze ambientali e per cui non sono una soluzione. Nel 2020 il 20% del nostro fabbisogno dovrà provenire dalle energie rinnovabili, ma avremo bisogno del 20% di energia in più e quindi consumeremo la stessa quantità di petrolio e l’ambiente non avrà nessun giovamento. Quindi dal 2020 in poi non avremo energia sufficiente.

Come si potrà risolvere allora questo problema?

La via da intraprendere sarà il nucleare, anche se molti non lo vorranno. Chiaramente non sarà uno sposalizio a vita perché si stanno già sperimentando altre frontiere per la produzione di energia come in Francia l’energia da fusione – progetto ITER - considerata l’energia del futuro, pulita e 10.000 volte più potente di quella nucleare. Si pensa che intorno al 2020 sarà pronto il primo prototipo di impianto.

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