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Non disturbate il manovratore



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by: aleppo11
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N° di parole: 547
Data: Wed, 14 Sep 2011 Ora: 3:47 AM
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Di Giampiero Casoni

Della serie: quando fiducia e sfiducia sono il conio unico di un Paese-treno che deraglia, con la motrice che, imperterrita, scatta ancora in avanti sul “suo” binario. La manovra economica di risanamento dell’ormai ex azienda Italia, fallita per la sua stessa natura che ha subito, con esemplare predisposizione logistica e culturale,  l’acceleramento del collasso finanziario (non economico) mondiale è l‘immagine più emblematica di questo assioma horror: la fiducia Parlamentare nel passo cruciale della cura come malattia che genera la sfiducia del malato, il cittadino martirizzato. Non ne esistono finanche le due specie originarie, di questo protomartire italiano; fino ad 10 mesi fa scampagnavano sul suolo patrio i passi fiduciosi di chi pensava che il berlusconismo (si scrive minuscolo) fosse farmaco validissimo ma con un bugiardino forse troppo stinto e chi, magari per contrapposizione, ancora vividissima, di tipo ideologico, aveva sempre ritenuto che si trattasse di supposta grossa e tarocca propinata ad un popolo per la maggior parte bue ancorché di culo stretto, e quindi anche un po’ sadomasochista. Oggi - e in Italia è un miracolo concettuale, per paradosso – l’evoluzione della specie ha prodotto un cittadino terzo, un martire totale che sente troppo forti gli effetti del collasso planetario e delle cazzate nazionali per sperdersi in disquisizioni incasellabili. Non ce ne siamo accorti ma siamo tornati all’epoca in cui germinarono i presupposti per genesi maligne che portavano nel nome tutto il dna dello scroto stracolmo di una società un po’ paviduccia ma disposta ad armarsi, parti abnormi come Terza Posizione e le Br che affidavano alla P38 e non più ai sequestri la loro filmografia esistenziale. Eppure tutto questo non è più inquadrabile nella fumosa categoria dei sintomi, interpretabili e catodici per il gusto di una seconda fascia tv beota da cui rimandare l’approccio con la moglie tardona già infagottata al letto, ma in quella ormai ineluttabile di un decorso tumorale che già puzza di morte pisciosa e indecorosa. Parlamento che si fa uno sconticino finale, un “casto bunus di casta” mentre l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (questo si scrive maiuscolo) viene preso a colpi di aziendalismo in faccia proprio nel momento in cui lo stesso diventa come gli elenchi telefonici con cui la Polizia “interrogava” Pinelli in un’epoca non più tanto lontana; ancora, Forze dell’Ordine imbastardite o imbastardibili da tagli inverecondi e un tessuto sociale lacerato, predisposto all’odio come unica e necessaria forma di rivolta contro un Paese irreale ed impossibile, un po’ specchio di certe nostre antiche ubbie, un po’ spezzettato nella sua saccocia primigenia da una stanza dei bottoni diretta da pazzi da manicomio col vizio della sanità mentale pro domo sua (leggasi solo per i suoi cazzi). E poi che ti faccio? Sbandiero tutto il sesappiglio del recupero fiscale e delle grandi evasioni e bla bla dopo aver depenalizzato il falso in bilancio? E’ come sguinzagliare Perry Mason a caccia della Giustizia dotandolo non del Codice, ma di un colapasta. E’ finita e in Italia c’è chi dice ancora che sta finendo per il gusto di sputacchiare la Bugia Suprema in un gelato attaccato al cazzaro prepagato di turno. C’è di che stracciare la tessera dell’Ordine, quella che una volta portavamo orgogliosi di saper leggere i segni e non interpretarne solo gli effetti…

Note sull'autore

Giampiero Casoni, giornalista free lance, ex redattore di quotidiani locali, scrittore e saggista da San Vittore del Lazio


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