Riflessioni sulla vita spirituale, la meditazione e la magia
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by: Carlo Dorofatti
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Data: Thu, 4 Feb 2010 Ora: 8:37 AM
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Il bombardamento di stimoli ai quali si è sottoposti causa, talvolta, in qualcuno, l’idea di affacciarsi a questo mondo dell’informazione socio-politica alternativa, di certe teorie scientifiche, storiche, archeologiche e ufologiche fino a quel momento neppure considerate, di una interpretazione “altra” della religione, della cosiddetta ricerca spirituale, della meditazione, delle presunte facoltà paranormali, addirittura della magia.
Tutto questo forse per cercare vie alternative all’elaborazione di una realtà di cui si è perso il senso, di una morale e di un’etica più autentiche, di una dimensione più leggera e felice della propria esistenza, o per equipaggiarsi meglio nel momento in cui si vuole non solo capire, non solo essere felici personalmente o nella propria dimensione famigliare, ma per fare qualcosa per migliorare la realtà che ci circonda, o addirittura in senso ancora più allargato, sempre che questo sia possibile.
La parapsicologia dei fenomeni paranormali, l’occultismo dei maghi e dei rituali in scatola e la new age in tutte le sue sfaccettature (dallo spiritualismo alla psicologia spicciola, dal complottismo a quella paccottiglia fatta di angeli, alieni e maestri, dai trip personali alle proposte sociali più diverse), certamente non aiutano. Ma sicuramente bombardano e in un certo senso, comunque, stimolano a riflessioni alternative (talvolta, e per qualcuno). E l’esoterismo più tradizionale è troppo di nicchia, inafferrabile, quando non altrettanto fuorviato e fuorviante.
E allora ci si comincia ad interessare di dietrologia geo-politica, ufo, meditazioni, archeologia misteriosa, si fanno corsi, seminari, si leggono libri, riviste, alla caccia di qualche indizio, di quale metodo, forse di qualche idea interessante. Spesso dimenticandosi, strada facendo, della domanda originale, ovvero delle intenzioni e delle necessità originali che hanno spinto verso una certa ricerca.
E in tutto questo c’è perfino chi si propone di fare più esperienze possibili, dotarsi delle tecniche più diverse, di curare le proprie nevrosi con le terapie più bizzarre, per poi magari collezionare o peggio ancora confezionarsi i propri ritualini ed affacciarsi al mondo della medianità, del contattismo, della divinazione, in definitiva… della magia.
Quando ci si accorge del caos nel quale si è entrati sorge naturale il rifiuto, oppure il cinismo, il rischio dell’abbandono a qualche guru o setta oppure, nella migliore delle ipotesi, come nel caso credo di molte persone qui oggi, la necessità di fare ordine e ritrovare il famoso bandolo della matassa.
Che sia stato questo l’iter o meno, io credo che prima di farsi l’idea di vivere una vita “spirituale” o esplorare temi alternativi, culture e tecniche esotiche ed esperienze più o meno esoteriche si debba capire 1) che cosa si intende con quei termini 2) che cosa si vuole 3) a quale scopo. In pratica bisogna chiarirsi a quale esigenza si sta rispondendo, quanto gioca l’ego personale, rendersi conto di ciò di cui si sta parlando e in fin dei conti dove si vuole andare a parare veramente: è un discorso terapeutico? di autoanalisi? Di esplorazione “scientifica”? Di miglioramento di sé e della propria vita? Di potere? Di sviluppo personale? Senza perdersi nei nomi e nelle etichette tipo indagine interiore, ricerca spirituale ed altre cose vaghe. Cioè: di cosa stiamo parlando? Che cosa volete veramente?
Io credo che alla fin fine lo scopo sia quello di vivere felici in una realtà felice alla quale riuscire a dare il senso più ampio e bello possibile, pur considerando ed eventualmente accettando tutte le circostanze nelle quali si è calati, che, per qualche ragione, siamo chiamati a vivere, e sulle quali realisticamente si può o meno agire a livello personale e magari anche in una sfera più collettiva o generale.
Per ottenere questa felicità possiamo adoperarci in mille modi, senza bisogno di tirare in ballo lo spirituale, il magico e l’esoterico. O meglio, forse, operando già uno stile di vita e un’etica che sono già spirituali e se vogliamo un po’ magici nel momento in cui ci diamo da fare con spirito costruttivo e intelligente, animato da buon senso, buona volontà e amore sincero. Si vive, si lavora, si porta avanti una famiglia, si educano dei figli, ci si adopera per creare le condizioni esistenziali migliori per sé e per la realtà che ci circonda. E questo sono già in tanti a farlo, pur con tutti i limiti e i condizionamenti di questa nostra società malata.
Da tutto questo può poi nascere una esigenza ancora diversa? Una necessità che allora definiamo spirituale o di maggiore conoscenza e consapevolezza?
Di solito questa spinta nasce da un profondo disagio (uno shock, un trauma, un dolore, una crisi, una malattia, una nevrosi ecc…), o anche un disagio più sottile e generale di vita per il quale cerchiamo una cura, ma anche risposte a domande nuove che quella data situazione ha fatto nascere dentro di noi. Ecco allo la necessità di un percorso in primo luogo terapeutico.
E contemporaneamente o successivamente, oppure a prescindere proprio da quello scenario, può nascere invece un anelito di scoperta, di conoscenza, di maggior coscienza di ciò che si è e della realtà che viviamo.
Ecco allora che la questione non è più necessariamente (o solo) terapeutica ma si fa esistenziale, oppure, se vogliamo, terapeutica in senso più radicale: nasce la ricerca di un senso, e quindi di una consapevolezza non solo della propria identità ma anche della propria direzione ed eventualmente della direzione globale del nostro essere umani e umanità.
Si può entrare dunque in un discorso più propriamente legato alla meditazione, come ricerca di senso e soprattutto ricerca di etica, per poi riversare i termini della propria coscienza, progressivamente acquisita, nelle scelte quotidiane e di vita. Quindi niente di più concreto e di pragmatico!
Con la meditazione, che trascende pure la terapia, si entra in uno stato di comunione, in un flusso che ci porta naturalmente in una via di felicità, di comprensione, di evoluzione. Proprio in virtù di uno stato dell’essere finalmente realizzato. E la nostra quotidianità si fa straordinaria, nella sua semplicità e nelle sue vicissitudini così’ terrene, problematiche, faticose eppure riscoperte nel loro sapore di vita e in un loro valore intrinseco.
Attenzione.
Quando invece si desidera entrare nel merito dei meccanismi della natura, della vita, delle cause e degli effetti, si intende cioè conoscere e relazionarsi in forma attiva con le leggi e le forze dell’esistenza, dentro e fuori di sé, nasce una spinta ancora diversa e nuova: quella che dovremmo definire effettivamente “magica”, se vogliamo usare questo termine nella sua accezione più autentica.
Tuttavia in quest’ultimo caso le cose si complicano un pochino, anche perché entriamo davvero in una giungla.
Sempre presenti al nostro intento di felicità e di armonia, di consapevolezza e di concreto sviluppo evolutivo come indagine di noi stessi, relazione con la vita, con la realtà, con gli altri, in famiglia, sul lavoro, nel rapporto con la natura, nell’impegno civico e quant’altro: perché è quello che se vuole, essere felici e vivere una vita felice e significativa dalla quale distillare valori che ne trascendano i confini per proiettarci verso una realizzazione completa.
Allora senza perdere di vista l’ideale di un’etica umana e quindi il senso spirituale della nostra aspirazione, sgomberato il campo dai moralismi, dalle convenzioni sociali, per quanto possibile dai legami e dalla ricerca di piaceri e poteri illusori ed egoistici, e meglio ancora se siamo o siamo riusciti, magari dopo esperienza penose, a disincantarci di fronte ai guri e alle loro balle… ecco che siamo raggiunti dall’idea della magia: ovvero quella di operare non solo su di sé per lasciare che la realtà attorno a noi si accordi naturalmente con il nostro stato interiore, ma di agire proprio sulla realtà esterna e sulle nostre proiezioni per ottenere lo scopo.
Questa non è più (solo) una via di ricerca etica, meditativa o mistica, che rimane nei suoi termini più – se vogliamo – laici, ma si trasforma in una via magica, quindi religiosa (nel senso etimologico del termine non deviato dai dogmatismi giudaico-cristiani), ovvero sacra: si entra in relazione con il “sacro”, ovvero con le proiezioni della realtà come manifestazione dell’Assoluto che intendiamo riconoscere in quanto tali e sulle quali intendiamo operare in virtù della nostra nobiltà divina, in piena coscienza e in forma attiva.
Attenzione ancora: tutto questo resta sul piano dell’illusione se ricondotto nuovamente all’ego, proprio come illusione è la realtà ordinaria alla quale si è normalmente abbandonati, solo ancora più pericolosa e fuorviante.
Se invece la si intende nei suoi termini reali, allora la via magica diventa un percorso nobile e di grande efficacia ma anche molto impegnativo. E comunque ricordiamo non necessario, ma in questo caso voluto data la particolare inclinazione che esprimiamo in un dato momento della nostra vita.
Sebbene non necessario, l’approccio al magico, una volta scelto, esige la comprensione e l’adozione di un preciso sistema, di un metodo e di uno stile di vita ai quali dedicarsi completamente e senza superficialità.
Perché questo?
Perché quando ci si riferisce a forze “fuori di noi” dobbiamo poterle dominare completamente, altrimenti saranno queste stesse forze, anche quando solo proiezioni del nostro inconscio, a controllarci, ossessionarci, vampirizzarci ed in definitiva allontanarci da noi stessi e del nostro scopo di armonia e felicità.
La magia è una di quelle tipiche cose che o non si fa proprio o la si fa completamente e come si deve.
Per cui se ci affidiamo al buon senso, alla nostra intelligenza ordinaria, ad un percorso terapeutico, spirituale, meditativo, di autoconoscenza e indagine interiore per realizzare quella famosa felicità che è saggezza, conoscenza, coscienza e vita consapevole e prospera, pur in qualunque circostanza essa sia considerata, allora va benissimo operare in virtù del proprio sentire e seguire vie di terapia, auto-terapia, conoscenza teorica, meditazione e centratura spirituale.
Ma se intendiamo agire con i meccanismi e le forze della realtà in forma diretta, per come esse si presentano proiettate sullo schermo del nostro piano mentale ed esistenziale, allora i casi sono due: o dominiamo o siamo dominati. E per dominare bisogna conoscere esattamente quello che si sta facendo e non solo, essere in grado di agire all’interno di un metodo-sistema di riferimento preciso, o, come accade il più delle volte codificato in un Ordine esoterico e iniziatico autentico, oppure addirittura creato da noi stessi se ne abbiamo il potere.
Questo perchè rapportandoci con forze “esterne”, pronte a trasformarsi in larve e parassiti spirituali se non conosciute oppure riconosciute come parti di noi e addirittura riassorbite in quanto tali, non basta averne conoscenza teorica ed essere animati dalla propria buona volontà, ma occorre disporre dell’energia necessaria per poter sostenere il confronto con tali forze e pratiche, energia che, fintanto che non è espressa dalla nostra coscienza pienamente risvegliata, deve essere canalizzata attraverso un sistema magico capace di difendere e di orientare correttamente il nostro operato.
Per ottenere davvero dei risultati, o quanto meno la massima efficacia, e comunque operare in tutta sicurezza è indispensabile disporre di un sistema di riferimento capace di contenere e orientare correttamente ogni nostra esplorazione e azione magica, si tratti di divinare, fare una seduta medianica, indagare i piani sottili e astrali, porsi nelle condizioni di svolgere un ruolo iniziatico o di guaritore spirituale, accendere una candela o quant’altro ritenuto anche di poco conto. Il sistema di riferimento, ripeto, può essere dato da un Ordine esistente oppure creato se si hanno le qualità e le conoscenze per renderlo vero ed operante. E tutto questo implica grande impegno e costanza: non sono ammessi errori o leggerezze.
E in tutto questo che non si perda lo scopo e soprattutto… non ci si perda.
Per cui attenzione quando si dice io voglio fare un corso per stare bene e risolvere dei conflitti o dei problemi, oppure intendo seguire una via di conoscenza e di meditazione o di auto-coscienza, anche rispetto alle mie energie ecc, oppure se si vuole rimanere su un discorso culturale, di informazione, va benissimo, e quando invece si intende operare in senso magico, e a volte non si è e non si viene neppure informati del fatto che certe cose hanno già a che fare con il discorso magico e che quindi sono già al di fuori del vostro controllo. E cmq ripeto, la via magica è una possibilità, non necessaria, tuttavia interessantissima e di grande efficacia, ma da esperire nel giusto contesto e soprattutto senza perdere di vista lo scenario etico e il proposito di felicità, armonia e amore che sempre deve fare da sfondo alle nostre scelte.
Quindi chiaritevi bene le idee e imparate a distinguere la terapia, la ricerca etica, la via mistica e meditativa di indagine e sviluppo di sé, l’approccio magico tutto questo in fin dei conti finalizzato alla realizzazione di una vita più giusta, felice, armonica da maturare dentro di sé e quindi per riflesso fuori di sé, come flusso di energia che andrà poi a sostenere le nostre scelte concrete, la nostra vita pratica, il nostro modo di creare attorno a noi, per quanto possibile, senza ansie, ma sempre con grande fiducia, una vita davvero più bella, luminosa e autentica.
CARLO DOROFATTI
Note sull'autore
Parallelamente alla sua professione di formatore e di consulente aziendale, Carlo Dorofatti (Milano, 1970) approfondisce da oltre vent'anni lo studio delle facoltá sottili e spirituali dell’essere umano, delle “scienze di confine” e delle tradizioni esoteriche d’Oriente ed Occidente. Ricercatore e divulgatore indipendente, tiene numerose conferenze presso Centri e Istituti in Italia e all’estero. Recentemente ha pubblicato il saggio “Nient’Altro che Sé Stessi”, edito da Nexus.
Sito Personale: www.carlodorofatti.com
Centro Studi Ascensione 93: www.ascensione93.org
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