La scienza del benessere: sapienze, arti e leggi dello stato
|
|
Tweet |
Visualizza PDF | Visualizza per la Stampa
by: A.E.ME.TRA.
Visualizzazioni Totali: 6
N° di parole: 1064
Data: Wed, 10 Feb 2010 Ora: 12:23 PM
0 commenti
Quale scienza se non la sapienza dell’esistere, della comprensione delle dimensioni umane nelle quali si svolgono i processi vitali.
Il culto della scienza (lo scientismo) e le soverchierie erudite dei percorsi didattici stanno convincendo che la tecnologia sia scienza, e non applicazione tecnica e approfondimenti di ciò che nel tempo fu novità.
Lo scienziato è colui che propone nuovi scenari, mai svelati, ovvero è artista.
D’altronde sino all’epoca moderna (1812) ci si riferisce ai processi salutistici quale Arte medica (Ars medica). Nell’arte vi è unicità, irripetibilità, esclusivismo; due persone, due eventi, non saranno mai identici, al massimo simili; da ciò viene a meno la ripetibilità annunciata ed i protocolli fissi.
La medicina è scienza o arte?
Tale dilemma potrebbe essere ripresentato quale: la medicina è filosofia?
La scienza del benessere trae dalla filosofia gli insegnamenti basati sulle leggi dell’Universo, aggiungendo il sapere maturato dall’esperienza che ha permesso di elaborare concretamente protocolli d’intervento, concepiti in primis per prevenire l’instaurarsi delle disarmonie e sofferenze (il pathos).
Se idealmente percorriamo storicamente il sapere medico relativo alle diverse culture, appuriamo che il termine medicina non è univoco, ma si presta a diversificate interpretazioni, che in ogni caso si sposano con il pensiero umanistico.
Storicamente la medicina appare come un’Arte che ricorre alla scienza, tanto che possiamo definirla “la scienza del benessere”.
La storia della medicina si identifica con la storia dell’umanità.
Spinoza differenzia i sani dagli insani, e la cupidigia e l’ambizione venivano catalogate quali sintomi dell’insania.
E’ patologico tutto ciò che non corrisponde ai bisogni della natura. La sanità è portatrice di gioia, piacere e benessere duraturo; l’insania di egoismo, sopraffazione, sfruttamento.
La valorizzazione della natura è un evento culturale che riporta l’umanità verso le sapienze universali, nelle quali la cura è rivolta all’insieme: piante, entità biologiche, ambiente, ecc.; dal tutto al singolo, dall’insieme al particolare e non viceversa, come sta avvenendo nella biomedicina, in una visione riduttiva del corpo.
La valorizzazione della natura, sempre più in auge ai nostri giorni, è un evento culturale che alimenta la speranza in coloro che assegnano alla nostra epoca una preoccupante decadenza sociale.
Il sapere è sempre relativo e mai assoluto, eppure la biomedicina si arroga il primato di scienza oggettiva.
Il concetto di benessere dell’uomo rimanda alle scienze sociali e antropologiche, con radici nel contesto storico.
La scienza del benessere non può basarsi, esclusivamente, su dei talenti diagnostici e terapeutici sostenuti dalla tecnologia.
La scienza del benessere si sviluppa tramite schemi olistici, attingendo a disparate modalità, sostenute dal buon senso e dalle leggi della natura.
La loro efficacia è sostenuta dal radicamento storico. La loro sicurezza viene enunciata dall’OMS quale “Dottrina della sicurezza ragionevole”.
Oggi le società avanzate si basano non sulla competenza, ma sul titolo di studio; così la scienza in generale, e la medicina nello specifico, sono schiavi del sistema legislativo.
E’ indubbio che in un’indagine sociologica l’indicatore più comodo da utilizzare sia quello riferito alla professione, che rimanda all’indice di scolarizzazione.
Professione e titolo di studio sono, quindi, delle proprietà primarie nella designazione di una categoria sociale.
Il titolo di studio legittima la pratica di una professione, d’altronde una società priva di regole è difficilmente immaginabile.
Il problema di fondo è sulla validità delle leggi, che non dovrebbero ledere il cittadino, semmai salvaguardarlo, affermando il diritto all’esistenza libera, democratica e collaborativa.
Sovente operano al contrario, condizionandolo, emarginandolo e obbligandolo ad ottemperare a modelli che di saggio possiedono solo i risvolti partitocratici e la salvaguardia degli albi professionali, permettendo la formazione di “gruppi legalmente privilegiati” (M. Weber).
Tramite la chiusura attuata dall’albo professionale, si applica una gerarchia dominante estranea all’istituzione scolastica, che decide chi può accedere alla professione, facilitando gli appartenenti alle frazioni economicamente avvantaggiate e con potere sociale elevato (ad esempio notai e medici).
Attenzione, le leggi dello Stato sono indispensabili purchè eque e basate su norme prive di requisiti di parte.
La legge è giusta solo se si basa sul concetto di “normalità”, privo di interessi di potere.
Auspichiamo leggi dello Stato basate sulla libertà e il diritto alla salute; una promozione della salute globale quale nuovo paradigma basato sul pluralismo medico.
Leggi atte a salvaguardare la qualità degli interventi salutistici, legittimando e qualificando gli operatori delle discipline del benessere, affinchè gli improvvisatori e millantatori non si inseriscano nelle maglie dei “consiglieri del vivere sano”, provocando danni.
Priorità assoluta alla salvaguardia dell’utenza è l’ovvio impegno dei politici, un’urgenza di interventi che non può trovare scusanti.
E’ la voce dei cittadini che lo chiede coralmente, e l’ascolto dei cittadini che palesano i propri bisogni non ammette silenzi.
Ditemi cosa vi è meglio delle norme che regolano la natura; nessuna mente umana potrà mai proporre modelli migliori.
Le medicine complementari si basano sui modelli dell’etnomedicina e questa ricorre agli schemi offerti (gratuitamente) dalla natura. Secondo le antiche tradizioni, tutta la creazione, quindi anche il nostro corpo, è un insieme coerente di energia, non di materia. Per Empedocle i corpi erano il risultato di energie in movimento.
La concezione ultra-riduttiva dell’uomo composto esclusivamente dalla parte materiale si presentò in epoca post-positivistica.
Il concetto di un creato (e un uomo) concepito quale interazione energetica, viene definito “vitalismo”; ebbene, provate a normare le attività degli organi che compongono il vostro corpo e capirete che i 70 battiti al minuto del cuore sono regolati da processi sovra-umani.
Le leggi dello Stato sono quelle dello “stato del vivente”, sempre giuste perchè normate da un Ente superiore.
Il reato, dovuto alla devianza sociale, risulta tutto ciò che non ottempera il senso della vita.
Così la scienza, la sapienza e l’arte si accomunano in canoni del vivere in armonia con se stessi, con gli altri e con l’ambiente.
Dott. Valerio Sanfo
Note sull'autore
Valerio Sanfo è Presidente Nazionale dell'Istituto Europeo di Alta Formazione A.E.ME.TRA., l'Associazione Europea di Medicine Tradizionali che organizza corsi in naturopatia, reflessologia, iridologia, operatore ayurvedico e molti altri.
Votazione: Non ancora votato