Convegno sulla mediazione a Grottammare (AP)

Istituto Internazionale di Mediazione e

Arbitrato

iscritto al n. 620 degli organismi di mediazione tenuto presso il Ministero della Giustizia

Sabato 07 Dicembre 2013 ore 11,00-13,00

Via Salvo d’Acquisto 30 (Grottammare)

La Mediazione Civile :

Educazione alla risoluzione dei conflitti, promozione al dialogo sociale e tipologia

innovativa della legalità

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Apertura lavori:
saluto del dirigente Scolastico Prof.ssa Rosanna Moretti
Breve introduzione sul tema Prof. Fabrizio De Julis

INTERVENTI DEGLI ESPERTI
Avv. Nora Capece IIMA Roma

Dott.ssa Alessia Palladini – sociologa

Partecipazione al dibattito dell’Avv. Silvia Vitali e Bellagamba Simona IIMA SBT

Legislazione istitutiva della mediazione civile e professionale
D.lgs. 28/2010 – D.L. 21 giugno n. 69/2013

Il Dlgs 28/2010, prevedendo la prima e unica disciplina organica e generale della mediazione delle liti civili e commerciali in Italia, costituisce certamente il più importante intervento normativo in materia. Dai dati relativi al periodo 21 marzo 2011-31 dicembre 2012, diffusi dal ministero della Giustizia, risulta che nell’81,3% delle domande di mediazione presentate l’attivante fosse assistito da un legale e che nell’80,6% dei casi le parti hanno partecipato agli incontri di mediazione con il proprio avvocato. Pertanto, nonostante l’assenza dell’obbligo di assistenza tecnica, gli avvocati hanno comunque avuto un ruolo importante nei procedimenti di mediazione sino a oggi svolti.

La litigiosità ha un costo altissimo per la società civile, è sufficiente pensare alle cause civili pendenti nei tribunali stimate in circa 5.500.000, per cui è necessario far passare messaggi di dialogo, distensione nei rapporti civili tra gli individui e gruppi ad iniziare dalle giovani generazioni attraverso le istituzioni scolastiche. Le finalità di questa conferenza dibattito,da tenersi possibilmente il 07 Dicembre 2013, risiedono nella convinzione che una società civile deve condurre i giovani verso il dialogo e la gestione della conflittualità in modo organizzato, efficace e risolutiva. I destinatari sono: le classi quarte e quinte dei due ordinamenti ma anche studenti di altre scuole, gli EE.LL., gli Organismi di mediazione, gli avvocati, i nostri ex studenti abilitati e laureati. Le metodologie che si utilizzeranno saranno orientate all’ascolto, al dibattito, alle conferenze, alla partecipazione ai programmi di mediazione, ai video delle sedute di mediazione, alle simulazioni di mediazione online con la Iima International organismo di mediazione internazionale, la presenza di un docente universitario, di un rappresentante del ministero di grazia e giustizia e alcuni avvocati formati nella mediazione ed una sociologa.

le parti hanno interesse a proseguire i rapporti;
il valore della controversia non giustifica i tempi e i costi di un giudizio ordinario;
il cliente non ha prove sufficienti a dimostrare in giudizio la fondatezza della propria pretesa;
l’esito di un eventuale giudizio sia assolutamente incerto;
vi sia interesse a mantenere riservata la soluzione della controversia.

La fase preparatoria dell’incontro
Una volta che il cliente ha deciso di avvalersi di tale strumento o quando deve utilizzarlo in quanto previsto dalla legge, il professionista può svolgere un’attività importante e utile per l’assistito, a condizione che sia adeguatamente formato sulle tecniche di negoziazione e mediazione. Di grande rilevanza è l’opera che può svolgere il professionista nella fase preparatoria dell’incontro. In primo luogo, l’avvocato dovrà predisporre la domanda di mediazione, adattandola alle circostanze del caso. In secondo luogo, dovrà spiegare quali sono la natura e lo scopo della mediazione al proprio assistito, affinché quest’ultimo adatti a essi i suoi comportamenti e non rimanga deluso nel momento in cui si renda conto che non vi è certezza che in tale sede la lite venga definita. È opportuno che il legale responsabilizzi l’assistito, facendogli comprendere chiaramente che l’eventuale soluzione dipenderà quasi esclusivamente dalla volontà delle parti. È poi necessario che il professionista illustri al cliente le modalità di svolgimento dell’incontro, che discuta con il medesimo i termini della controversia, esplori i reali interessi e bisogni dell’assistito, invitandolo a considerare la questione anche da punti di vista diversi e valutando insieme le possibili alternative a un accordo negoziato e, infine, le possibili soluzioni. È altresì necessario che il professionista spieghi al proprio assistito che in sede di incontro di mediazione potrebbe essere inopportuno che l’avvocato assuma un atteggiamento litigioso, analogo a quello che potrebbe assumere dinanzi a un giudice. Così facendo, il cliente sarà preparato a vedere il suo consulente in una veste diversa e non rimarrà deluso laddove tenga atteggiamenti collaborativi con il mediatore e con l’altra parte. Una preparazione adeguata dell’incontro è di grande utilità per giungere a una conciliazione.
Diventare mediatore comporta non solo l’apprendimento dell’impianto giuridico che legittima, tutela e garantisce la mediazione, ma implica anche l’acquisizione delle conoscenze necessarie sulle dinamiche conflittuali e le tecniche di gestione degli stessi, sulla negoziazione e sulla procedura di mediazione.
Inoltre, l’aspirante mediatore deve affinare la sua comunicazione, la capacità di ascolto, la sua capacità di entrare in empatia con le persone e l’attitudine al problem solving.
Insomma, qualcosa di più di ciò che si può apprendere sui libri.Non solo, per svolgere la professione di mediatore la formazione di per sé non è sufficiente: i concetti e le informazioni trasmesse attecchiscono laddove c’è una predisposizione naturale della persona a porsi in modo attivo e interattivo rispetto agli altri, e trovano un adattamento unico e speciale come unici e speciali sono gli esseri umani. Una particolarità da sottolineare, infatti, è la personalizzazione che più che in altri campi avviene con la preparazione acquisita; trattandosi di un mestiere fortemente condizionato dall’aspetto umano ed emotivo di ciascuno, ciò che viene appreso è filtrato dagli elementi personali distintivi per poi essere nel tempo “contaminato” dall’interazione con le parti durante le mediazioni. Ci sono mestieri che possono essere svolti da macchine governate da un software e ce ne sono altri che nessuna apparecchiatura potrà mai sostituire; vale per lavori in cui il “fare”, inteso come insieme di azioni, è limitato o quasi inesistente (pensiamo a quelli dove prevalgono le pubbliche relazioni), vale per quelli dove il “fare” acquista un significato particolare e profondo perché eseguito dalla mano dell’uomo.
La tecnologia ci potrebbe fornire congegni in grado di somministrare al malato tutte le medicine di cui ha bisogno nei tempi giusti per il suo stato di salute, altri per lavarlo, girarlo, cambiare le lenzuola del letto, e così via. ma nessuno di questi potrebbe sostituire il calore della vicinanza di un infermiere, lo sguardo di comprensione per la sofferenza, le parole di incoraggiamento e anche quelle un pò più brusche perché non arrivi lo scoramento, che accompagnano i “gesti del mestiere”. Le azioni si possono apprendere, migliorare, velocizzare con lo studio e la pratica, il talento che le accompagna si può affinare e far crescere, ma non far nascere dal nulla. Il mediatore per essere tale deve avere talento, ha bisogno di possedere delle attitudini innate da poter coltivare e valorizzare. Spesso nei soggetti che si avvicinano a questa professione manca la consapevolezza di ciò: c’è chi è convinto erroneamente di avere una naturale inclinazione per svolgere questo lavoro, c’è chi scopre durante l’apprendimento di esserci portato.
I corsi di formazione accolgono persone molto diverse tra loro anche per provenienza professionale; difficilmente sono in grado di confezionarsi un’aspettativa sugli insegnamenti proposti che trova un riscontro nella realtà.
Quasi sempre ottengono altro, più di quanto si immaginano, ma altro. Qualcuno trova subito i propri limiti e trasforma l’impegno di studio in un’esperienza che arricchisce il proprio quotidiano. Qualcun altro sposta in là nel tempo questa scoperta perché abbagliato dall’entusiasmo. Solitamente in una classe di 30 persone non più di quattro o cinque hanno doti per avviarsi con una certa facilità verso questa occupazione; altri cinque o sei, mediamente, possono apprendere con molto impegno e pratica il mestiere per svolgerlo dignitosamente. Un buon mediatore deve avere in sé capacità e competenze; il formatore deve esaltare e potenziare le prime e trasmettere le seconde.
Anche le doti che i formatori ravvedono nei corsisti con attitudini spiccate non sono sempre le stesse: c’è chi ha una propensione al problem solving più spiccata rispetto ad una capacità empatica; c’è, invece, chi ha più facilità a sintonizzarsi sul registro emotivo delle parti coinvolte nella disputa, rispetto all’assunzione di un atteggiamento pragmatico. Questo perché ogni mediatore, attraverso il suo modo d’essere, attraverso la pratica, l’esercizio della professione, dà origine ad uno stile tutto personale che genererà mediazioni uniche.
L’unicità, infatti, è una delle peculiarità della mediazione: lo stesso tipo di disputa gestita con mediazioni condotte da diversi mediatori, genera procedure e risultati tutti diversi perché diverse sono le persone in lite, diverso è il mediatore, diverso è lo stile adottato, diverse sono le dinamiche di interazione che si attivano. Non si potrà, cioè, arrivare a definire dei precedenti in senso giuridico proprio in virtù di questa unicità. I corsi di formazione che gli Enti accreditati offrono devono possedere questa caratteristica: un insegnamento “universale” che rispetti i segni distintivi di ogni candidato.

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