di Chiara Cavalieri

La compagnia Balletto di Benevento in collaborazione con l’associazione culturale egiziana IBDART PEACE, Art for Peace in the Mediterranean (la parola araba IBDA ha il significato di creatività ed unisce idealmente i due concetti di Arte e Pace) ha organizzato per il 9 e il 10 agosto una mostra di pittura interculturale.

La professoressa Manal Serry, presidente dell’associazione IBDART PEACE, nell’accettare l’invito del Centro Studi di Carmen Castiello, ha condiviso l’obiettivo di divulgare, attraverso le espressioni dell’arte che hanno contraddistinto le civiltà mediterranee, il messaggio di una Pace che passa attraverso la creatività e la libertà di espressione.

Questa importante mostra è stata inserita nel tabloid della Compagnia “Balletto di Benevento” che ha presentato al teatro Romano l’evento “ETERNITÀ Dante e il Visibile danzare, due giornate di spettacolo sulla Divina Commedia.

L’arte comune, Koinè che unisce Medio Oriente e Occidente, Europa e Islam nei loro destini incrociati, per parafrasare un libro dell’islamologo Paolo Branca, non poteva avere come cornice migliore la città di Benevento e come spettacolo finale Dante e la Divina Commedia. 

Benevento non è solo la città delle guerre sannitiche, delle forche caudine, di Pirro, delle guerre puniche e del ducato longobardo, ma è quella città che dal primo secolo A.C., con il massimo sviluppo nel periodo dell’imperatore Domiziano, fece costruire un tempio dedicato al culto della dea Iside e fino alla fine del terzo secolo D.C. è stata la città romana con maggiore presenza di culti orientali.

Accanto al tempio, infatti, vennero innalzati due obelischi tardo egizi che resero questo maestoso edificio di culto egizio uno dei più importanti dell’impero romano.

I reperti del tempio, sculture di fattura ellenistica legate alla mitologia e ai culti egizi, vennero alla luce verso la fine del XIX secolo e fanno della città di Benevento il maggior centro di ritrovamenti di reperti egizi fuori dall’Egitto stesso.

Nel secondo secolo avanti Cristo si sviluppa nel bacino del Mediterraneo, lungo le tratte commerciali provenienti dall’Oriente, il misterico culto di Iside Pelagia, che nasce nell’isola di Delo, propiziatore dei commerci marittimi, dei naviganti e attraverso tale culto la dea diviene anche colei che traghetta le anime dei defunti nell’aldilà.

Iside, la dea delle dee, la regina del cielo, colei che di se stessa dice:

“Io sono la Prima e l’Ultima. Io sono la Venerata e la Disprezzata. Io sono la Prostituta e la Santa. Io sono la Sposa e la Vergine” –  riassumendo così tutti gli aspetti della donna.

I culti antichi femminili sono la rappresentazione della Terra che viene Fecondata dal Cielo che è sempre stato inteso come divinità maschile.

Diventa Maria, la vergine venerata da cristiani e musulmani, dai primi come Madre di Gesù e dai secondi come Spirito di Allah, diventata così essere umano più amato e venerato di tutti i tempi.

L’evento, nel suo finale, non poteva che chiudersi con Dante.

Quando nel 1919 apparve il controverso libro ‘La escatologia musulmana en la Divina Comedia’ del sacerdote e arabista spagnolo Miguel Asìn Palacios, esplose la diatriba sull’influenza della cultura musulmana sul capolavoro dantesco.

Asìn Palacios credeva soprattutto che l’opera del mistico andaluso Ibn Arabi, a sua volta rielaborazione della tradizione sul Viaggio Notturno nell’Aldilà di Maometto, avesse influenzato Dante.

La più tarda scoperta dei Libri della Scala di Maometto, hanno portato a concludere che in realtà il poeta fiorentino si sia ispirato direttamente alle tradizioni riguardanti il viaggio del Profeta.

Pape Satan, pape Satan aleppe è, come sostiene il libico Abbud Abu Rashid che tradusse la Commedia in arabo, un’italianizzazione di ‘Bab-e Shaytan, bab-e Shaytan, alebbi’ (Questa è la porta di Satana, fermati, questa è la porta di Satana).

Quindi, con tutta probabilità, Dante conosceva anche la lingua araba.

Nel limbo mette tra gli spiriti magni le ombre di tre musulmani: i filosofi Avicenna e Averroé e il condottiero Saladino.

In realtà la sensibilità di Dante non è così diversa da quella di tanti suoi contemporanei e Saladino il Magnifico è da lui ammirato come un sovrano saggio e dal mondo cristiano medievale come un avversario cavalleresco.

Il profondo convincimento, ormai dato di fatto, è che l’Arte e la cultura recitino un ruolo di primo piano nello sviluppo della società e si assumono l’arduo compiuto di avvicinare persone che per via della loro condizione economico-sociale, appartenenza etnica, opinioni politiche e credenze religiose, tendono troppo spesso a separarsi le une dalle altre.

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