UNA VALLE DA SCOPRIRE

Un’intero territorio da esplorare deliziati dall’aroma inconfondibile

del Tartufo Bianco Pregiato

 

 

SANT’ANGELO IN VADO (PESARO E URBINO)- Non solo Tartufo: Sant’Angelo in Vado rappresenta un vero scrigno di tesori. Racchiusa tra le colline dell’Appennino, l’antica Tifernum Mataurense offre ai suoi “esploratori” arte e cultura, oltre che natura ed enogastronomia d’eccellenza.

Sant’Angelo in Vado fu capitale della Massa Trabaria, e di quel passato nobile rimangono ancora tracce nelle chiese che costellano di campanili il profilo della città. Tra tutte le chiese emerge il complesso di Santa Maria Extra muros, trasformata in polo museale, all’intero del quale è possibile trovare i capolavori di Taddeo e Federico Zuccari, pittori di origine vadese, e le opere di Raffaelin del Colle, Luca Della Robbia e Francesco Mancini. Molto particolare e caratteristica è la chiesa di San Filippo, costruita con un’insolita pianta ottagonale, al cui interno è possibile ammirare le opere di Lorenzo Ghiberti e di Gian Giacomo Pandolfi. Oltre a tutte le bellezze contenute dentro le otto chiese del centro storico e in ogni angolo della città medievale, il vero tesoro è rappresentato dagli scavi archeologici nel Campo della Pieve, dove è emersa una domus romana del I°sec D.C. con una superficie di circa mille metri quadri impreziosita da un ricco complesso di mosaici figurati bicromi e policromi. La Domus, rappresenta il più importante ritrovamento archeologico venuto alla luce negli ultimi 50 anni e l’elevato numero di figure, per lo più legate alla mitologia classica, l’hanno fatta battezzare “Domus del Mito”. (Visite guidate info e prenotazione Segreteria Mostra del Tartufo tel. 0722 819924). Tra le bellezze di Sant’Angelo in Vado una visita meritano la chiesa di Santa Caterina, detta “delle Bastarde”,  la Cattedrale con il Santuario della Madonna del Pianto, che custodisce al suo interno un dipinto di incerta attribuzione tra due maestri come Gentile da Fabriano e Zannino di Pietro, e il quadro di Guido Reni, “il Battesimo di Gesù”.

A valle, lungo le rive del Metauro, definito da Torquato Tasso “ricco più di storia che di acque”, troviamo Urbania, l’antica Casteldurante, patria della ceramica rinascimentale. La ridente cittadina ospita, all’interno del centro storico, due dei più importanti e caratteristici monumenti della vallata: il Palazzo Ducale e la Chiesa dei Morti. Il primo è uno dei capolavori voluti dal Duca di Urbino Federico da Montefeltro. L’edificio, progettato da Francesco di Giorgio Martini e Gerolamo Genga ospita: il Museo Civico, la Biblioteca, la Pinacoteca, Museo di storia dell’agricoltura e artigianato e l’Archivio Storico con pregevoli raccolte di disegni, manoscritti, incisioni (tra gli autori Barocci, Zuccari, Carracci), i famosi globi geografici di Gerardo Mercatore e l’incisione del “Corteo Trionfale di Carlo V” lunga 12 metri. In concomitanza con la 50° Mostra Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato sarà possibile visitare la mostra dello scultore durantino Tommaso Amantini le cui celebri opere, “Le Virtù”, recentemente restaurate, fanno bello sfoggio di sé all’interno della mostra “Restauri e Nuove Collezioni a Palazzo Ducale” visitabile fino al 31 ottobre. Per quanto riguarda la chiesa dei morti le sue particolarità sono racchiuse all’interno della piccola cripta. Li infatti sono conservati 18 corpi mummificati naturalmente grazie ad una particolare muffa presente nel terreno circostante. Altre bellezze di Urbania sono: il teatro Bramante del 1864, il museo Leonardi e le sue collezioni di maioliche durantine, la chiesa di Santa Caterina con gli stucchi di Tommaso Amantini e naturalmente la residenza estiva dei duchi di Urbino: il Barco Ducale.

            Risalendo il letto del fiume si arriva a Mercatello sul Metauro,  dove è possibile visitare la chiesa di San Francesco e il museo annesso nel quale possiamo trovare opere di grandi artisti come le tele di Gian Giacomo Pandolfi e le sculture lignee di Antonio Bencivenni. Usando sempre il fiume Metauro come filo conduttore, si arriva a Lamoli, nel comune di Borgo Pace, avamposto della Massa Trabaria e borgo dalla storia antichissima. Poggiato alle pendici dell’Alpe della Luna, Lamoli è sede dal VII° secolo di un’abbazia benedettina dedicata a San Michele Arcangelo. Un’ala dell’abbazia è stata usata per ospitare la sede del Museo dei colori Naturali: si tratta di un percorso sulla storia dei colori naturali attraverso l’uomo che li ha utilizzati dall’antichità fino ai primi anni del ’900, quando entrarono sul mercato i colori sintetici. Il Museo riscopre questo argomento proponendo documenti d’archivio e bibliografici e offrendo un percorso pratico di esperienze e laboratori per conoscere la natura del colore vegetale, la coltivazione della piante tintorie, l’estrazione del colore e l’utilizzo dei pigmenti nei possibili campi d’impiego, disponendo anche di un laboratorio per la realizzazione dei colori ed applicazioni su supporti diversi.

A 29 Km da Sant’Angelo in Vado si trova Urbino, perla rinascimentale e patrimonio mondiale dell’umanità, con il famoso Palazzo Ducale e i suoi unici torricini, la galleria nazionale delle Marche che racchiude al suo interno opere di Raffaello, Piero della Francesca, Barocci e Paolo Uccello e l’incantevole centro storico con i suoi tanti monumenti e chiese.

A circa 60 Km si arriva nella costa marchigiana e precisamente a Pesaro, patria di Rossini a cui è dedicato uno dei più celebri festival di opera classica. Di alto interesse sono i Musei Civici, la villa imperiale sul colle San Bartolo, la chiesa di Santa Maria Assunta e naturalmente la suggestiva piazza del popolo.

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