Una piscina fuori terra nel giardino di casa

Esattamente 2 anni fa, fummo costretti a cambiare casa. In realtà questa situazione avrebbe dovuto rappresentare un momento lieto della nostra vita, in quanto mio marito aveva appena ricevuto un importante incarico presso il consolato spagnolo di Roma, a cui avrebbe fatto seguito anche un aumento di stipendio.

Il trasferimento però da Ercolano a Roma non era privo di aspetti negativi e l’idea di abbandonare gli affetti più cari ed una casa che avevamo arredato con tanto gusto e sacrifici facevano passare il successo lavorativo di mio marito in secondo piano. Come ci avrebbe accolto poi una città calcisticamente ostile alla nostra amata Napoli e come si sarebbero trovati i nostri 2 piccoli in questo nuovo contesto, restavano dei punti irrisolti che mi facevano molto pensare e che mi lasciavano alquanto interdetta.

Non ero per nulla sicura sul fatto che questa scelta lavorativa avrebbe portato giovamento a tutta la famiglia. Così decisi di parlarne con mio marito, cercando di sottolineare durante questa conversazione tutte le rinuncie a cui la nostra famiglia sarebbe andata incontro. Gli parlai delle splendide passeggiate romantiche sul lungomare, dei romantici week end a Capri, delle gite verso la costiera amalfitana. Più ne parlavo e più mi sentivo avvolgere da un sentimento nostalgico, quasi qualcuno mi stesse già togliendo la terra su cui mi piaceva camminare.

Mio marito mi fece notare come la maggior parte degli aspetti da me descritti riguardassero il mare e di come Roma non fosse poi distante anni luci da Napoli. Mi promise che si sarebbe impegnato tantissimo per sopperire alla mancanza di un mare così bello a due tiri di schioppo e che comunque, la casa dove saremmo andati a vivere a Roma sarebbe stata molto più grande e attrezzata di quella in cui avevamo vissuto sino ad allora. Lo abbracciai con forza, avrei potuto scommettere una gamba sul fatto che le parole di mio marito fossero assolutamente sincere e che mai si sarebbe lanciato in affermazioni avventate, usate soltanto per donarmi un conforto momentaneo.

Mio marito è un uomo di parola e quella conversazione fu provvidenziale. Mi sentii subito meglio ed anzi nei mesi che seguirono, nasceva sempre più forte la curiosità di vedere questa nuova casa arredata. Il fatidico giorno arrivò un pomeriggio di maggio. Mio marito convocò l’intera famiglia presso un importante ristorante sul golfo da cui si godeva di uno scenario fantastico. Il pranzo fu sublime e ad accompagnare l’immancabile caffè e ammazza caffè, prese un libro dalla sua inseparabile valigetta in pelle e lo posizionò al centro della tavola, tra le tazzine e il bicchierini di sorbetto che si stavano sciogliendo. Nonostante lo stupore generale degli altri commensali, io invece capii immediatamente di che cosa si trattasse e mio marito, riconoscendolo a sua volta dalla luce dei miei occhi, si alzò prontamente dal tavolo per abbracciarmi con deciso affetto.

Si trattava dell’album fotografico della casa di Roma in cui saremmo andati ad abitare: una casa da veri signori. Doppio livello, giardino immenso, parco giochi attrezzato, tavolo da biliardo, vasca idromassaggio, quattro bagni, due caminetti, pannelli solari e per la felicità dei bambini e forse per farmi sentire meno la mancanza di Napoli, una incantevole piscina fuori terra Skyathos. Vero e proprio gioiello ingegneristico di casa Gre. Enorme, smontabile con un design assolutamente particolare, caratterizzato da un effetto pietra naturale. Non credevamo ai nostri occhi, arrivati alla pagina dell’album in cui spiccava questa piscina fuori terra, chiunque sfogliasse quel libro rimaneva di stucco.

La cosa più simpatica di tutto era poi il piccolo Vesuvio di cartapesta che mio marito aveva fatto costruire dietro la piscina fuori terra Skyathos su cui ergeva una scritta “Napulè mille culure”. Soltanto le risate sublimarono la commozione che seguì alla visione di quella scritta. Non vedevo l’ora di partire e di vederla dal vivo, mentre una convinzione sempre più forte nasceva dentro me: “Mio marito non tradisce mai”.

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